Nella primavera del 1999 viene inaugurato lo Spazio Antagonista Newroz: uno spazio sociale autogestito, di militanza politica autonoma e luogo di cultura alternativa e underground.
Da quel momento tre generazioni di compagni e compagne si susseguono e si intrecciano in percorsi sociali, culturali e musicali alternativi alla logica del profitto e della mercificazione, rendendo il Newroz, lungo il corso dei suoi 26 anni di vita, un luogo di incontro e condivisione delle diverse anime ribelli della città di Pisa.
Ricostruire questi fili, riscoprire le maglie di una storia collettiva è necessario quanto complesso ed articolato; sono decine i collettivi, i comitati, le assemblee che hanno attraversato gli spazi di Via Garibaldi e che tutt’ora li animano.
Con la mostra e la discussione vogliamo condividere alcuni pezzi di queste esperienze sociali, di lotta, autogestione e controcultura, che insieme compongono un mosaico -ancora frammentato ed incompleto- della storia antagonista pisana.
Venerdì 28 febbraio sarà costruito collettivamente un collage di memoria, aneddoti, riflessioni, aspirazioni, attorno alla storia e ai passaggi che compongono, da diverse angolature, la vita dello spazio antagonista Newroz. Di seguito alcuni estratti selezionati da una raccolta di documenti 2001/2002 dello Spazio Antagonista Newroz, contributo al dibattito dei forum sociali contro guerra e globalizzazione.
La copertina
Centotrent’anni fa, dopo aver visitato il paese delle meraviglie Alice entrò in uno specchio per scoprire il mondo alla rovescia. Se Alice rinascesse ai nostri giorni, non avrebbe bisogno di attraversare uno specchio: le basterebbe affacciarsi alla finestra.
(Eduardo Galeano, A Testa in Giù)
Contributi critici alla lotta alla globalizzazione a partire dai propri territori a cura dello
Spazio Antagonista Newroz con interventi della Confederazione Cobas e dell’Ass. Comunista Pianeta Futuro

L’indice
- Carlo Giuliani vive e lotta insieme a noi
Perchè il Forum Sociale Pisano - Un’altra citta’ e’ possibile
- L’economia degli stati uniti all’alba della guerra
(contributo dell’associazione comunista pianeta futuro) - La creazione di potenze subimperialiste da parte degli stati uniti
1. Breve storia del conflitto israelo-palestinese
2. La situazione dei territori palestinesi occupati (da n.chomsky, la colonizzazioen del medioriente).
3. La “crociata contro il medio oriente” e le legislazioni antiterrorismo
Decreto- legge 18 ottobre 2001, n. 374
“Disposizioni urgenti per contrastare il terrorismo internazionale” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 244 del 19 ottobre 200 - Breve scheda sulla repressione ai danni del movimento antagonista pisano
- Nei forum sociali, per costruire il network anticapitalista,
per promuovere il conflitto sociale contro lo sfruttamento della globalizzazione capitalistica.
A cura della confederazione cobas - La resistenza allo sfruttamento neoliberista nella città di Pisa
a cura della confederazione cobas - Il movimento antiglobalizzazione e la guerra imperialista
a cura de IL PIANETA FUTURO – Associazione di politica e cultura comunista - Riappropriamoci di saperi e formazione
Formazione infantile: dissoluzione del servizio pubblico
Autonomia come aziendalizzazione delle scuole
Università e ricerca come avamposto del mondo produttivo
Due parole sulla riforma universitaria
Pisa e l’università - Critica alla teoria liberista dello sviluppo sostenibile ed interconnessione dei temi ambientali con le altre aree tematiche
- La globalizzazione e l’ambiente
rifuti
inquinamento elettromagnetico
organismi geneticamente modificati
uso del territorio
la casa che non c’è - Psichiatria
Antipsichiatria
Sulle nuove proposte di legge per la riapertura dei manicomi - Movimento Antagonista Toscano

Carlo Giuliani vive e lotta insieme a noi
Perché il Forum Sociale Pisano. Crediamo alle possibilità di sviluppo di quel movimento che ha vissuto, nelle tre giornate genovesi, uno straordinario momento di mobilitazione di piazza che ha segnato una svolta nella lotta alla globalizzazione capitalistica. La ricchezza di contenuti, la varieta di soggetti, espressioni, pratiche, ha dimostrato a Genova di avere i numeri per andare oltre la semplice sommatoria di associazioni e gruppi politici.
Crediamo che il movimento che è sceso in piazza a Seattle, Praga, Nizza, Porto Alegre, Napoli, Davos, contro i simboli del liberismo abbia la capacità di radicarsi, attraversare il tessuto sociale, farne esplodere le contraddizioni, creare conflitto.
La sfida dei Forum territoriali deve essere questa. La creazione di un luogo di incontro dove si producono idee, in grado di connettere saperi, competenze, esperienze e volontà diverse, unificate dalla prospettiva di un agire comune, capaci di creare ed estendere l’antagonismo sociale. Per dare voce e visibilità a chi rifiuta questo sistema che produce guerre, devastazioni ambientali, disoccupazione, pauperismo, xenofobia, carestie.
Autorganizzazione. La riflessione sul significato della contestazione al G8 genovese deve partire dalla valorizzazione di quel bisogno di partecipazione, di protagonismo, di politica che abbiamo visto crescere e che riflette un “sentire diffuso” di rifiuto delle logiche dominanti. Quelle vissute come lavoratori nel quotidiano del proprio posto di lavoro, come utenti di servizi privatizzati, come migranti che reclamano pari dignità, come consumatori avvelenati dalle merci che consumano, come spettatori delle mistificazioni elargite a piene mani dai mass media.
Il Forum sociale quindi come fucina di idee che si organizza e coordina per diffondere un pensiero critico ma anche e soprattutto per individuare e percorrere terreni concreti di mobilitazione e di lotta. Questo è l’orizzonte che le nuove soggettività, le organizzazioni e i gruppi che da anni operano sul territorio, il movimento in tutte le sue espressioni, devono attraversare, per evitare di svilire la voglia di partecipazione in semplice esercizio retorico. Un terreno quindi di autorganizzazione, capace davvero di superare vecchie logiche di schieramento o autoreferenzialita, che non dovrà sostituire le istanze organizzate che già operano sul territorio da anni, ma indicare invece contenuti, programmi, ipotesi di lavoro praticabili per dare sostanza e forza ad un movimento di massa.
Il dibattito del 20/21 Ottobre organizzato dal GSF e dai Forum Sociali a Firenze è stato, nelle sue risoluzioni, esemplificativo di questo modo di procedere. L’individuazione della centralità del movimento contro la guerra nella battaglia contro la globalizzazione capitalistica, è stata assunta dai Forum sociali quale contenuto fondamentale di programma di azione immediata e futura. La necessità di dare voce al movimento contro la guerra attraverso la convocazione nazionale del 10 novembre a Roma ne ha rappresentato il primo importante risultato. Un’assunzione di responsabilità immediata e urgente da parte dei Forum sociali che è stata il frutto di due giorni di dibattito ricco ma anche aspro, che a partire però dalla chiarezza dei contenuti ha trovato le forme di espressione adeguata.
La “scommessa” del Forum territoriale rappresenterà allora una possibilità concreta solo se il dibattito interno riuscirà ad evolversi e non andrà, viceversa, in sottrazione, nella presunzione vana che ad un minimo denominatore comune di contenuti corrisponda il massimo della capacità di “attrazione” del movimento. Deve risultare chiaro che il movimento contro la globalizzazione capitalista è stato duramente represso a Genova proprio perché ha mostrato chiaramente che la condanna senza appello del liberismo si può tradurre in possibilità concreta di estensione del conflitto sociale.
Sconfiggere il pensiero unico. A fronte dei disastri generati sulla natura, l’ambiente, l’uomo, le società, da un sistema di dominio che impone fame e miseria per i_ dell’umanità; dove il quinto più ricco della popolazione dispone dell’80% delle risorse; dove il mercato del lavoro si struttura sul minimo del salario e sul minimo della protezione sociale; dove il divario di reddito tra il quinto più ricco e il quinto più povero della popolazione è + che raddoppiato negli ultimi 40 anni (da 1:30 del 1960 a 1:74); dove la guerra assume un carattere permanente (92% delle vittime che produce sono civili); dove si costruiscono moderni lager per cittadini di “seconda classe”; gli spazi per sostenere quelle ipocrisie che vogliono il liberismo correggibile o riformabile non esistono.
Se si vuole sconfiggere il “pensiero unico” neoliberista si deve innanzitutto rifiutare non solo le logiche che definiscono questo sistema “come il migliore dei mondi possibile” ma anche quelle della sinistra liberista, che in nome della modernizzazione sostiene l’ineluttabilità e irrinunciabilità del modello capitalista. Quante volte abbiamo assistito in questi anni alla sconfortante retorica di amministratori illuminati e politici della sinistra riformatrice, mai stanca di ripetere che i costi del progresso andavano comunque pagati, che era necessario stare con i piedi per terra e smetterla di sognare che il mondo andava cambiato. Tutto sommato, continuano ad insistere nonostante la crisi evidente di consenso, una buona dose di ingiustizia sociale deve essere accettata se si vuole essere realisti. Quante volte, nelle assemblee sul posto di lavoro, la proposta di argomenti diversi dalle compatibilità aziendali viene tacciata come irresponsabile dal rappresentante confederale di turno? Nel migliore dei casi l’idea di un’alternativa alla sconfitta dei diritti del lavoro viene liquidata come passatista, “medievale” quasi, e confinata nell’area delle utopie usurate e fuori moda.
Vogliamo dire, a coloro che confondono la richiesta di dignità per il mondo del lavoro e di tutela sociale per i più deboli con lo statalismo, a quelli sordi e ciechi che non hanno visto le recinzione della cittadella genovese del G8 né sentito i colpi dei lacrimogeni né gli spari che hanno assassinato brutalmente Carlo Giuliani, che niente è di maggiore attualità della riflessione critica sui pericoli ai quali il mondo intero è sottoposto a causa della globalizzazione capitalistica.
Al “pensiero unico” che impone la globalizzazione della miseria, che impone modelli culturali e assumo lo scontro tra civiltà come inevitabile, è necessario contrapporre un altro pensiero, la globalizzazione dei diritti..
Il dominio dei mass media da parte dei potentati economici ha propagandato il concetto che questo sistema è “naturale”, sta nell’ordine delle cose del mondo. La comunicazione mediatica, che oggi ha vestito l’elmetto della propaganda di guerra, penetra cosi nelle case e nelle scuole per arruolare fedeli nell’esercito che combatte in nome della salvezza del mondo occidentale, il modello insuperato produttore di benessere e ricchezza.
Eppure tanti sanno, come dice E. Galeano, che se Alice rinascesse ai nostri giorni, non avrebbe bisogno di attraversare uno specchio per scoprire il mondo alla rovescia, perché le basterebbe affacciarsi alla finestra. In Africa lo spettro della carestia investe la Somalia, l’Etiopia, il Congo; 11 milioni di bambini muoiono ogni anno per denutrizione; 1 miliardo e 300 milioni di persone vivono con meno di 1 $ al giorno; 1 miliardo e 200 persone non hanno accesso all’acqua potabile. E ancora diritti negati, la nuova schiavitù della manodopera migrante, la privatizzazione dei beni pubblici, la precarizzazione del lavoro.
Eppure si investono migliaia di miliardi di $ per lo scudo spaziale e si scatena la guerra permanente contro il Sud del mondo.
Contro la guerra. Lo scenario che abbiamo di fronte non propone nessun ottimismo. Gli Stati Uniti, potenza dominante del nuovo ordine mondiale, stanno dimostrando al mondo intero di essere disposti a tutto pur di affermare i propri interessi. Sono il principale esportatore di armi nel mondo, detengono il dominio della tecnologia e dei sistemi di comunicazione, perseguono l’obbiettivo di assicurare la diffusione dei propri interessi economici su scala mondiale. In questo senso va interpretata la guerra globale e permanente scatenata da Bush, come l’operazione necessaria per perpetrare l”ingiustizia infinita.” Non solo la volontà di mantenere il controllo su aree strategiche dal punto di vista del controllo delle risorse – gli oleodotti afgani oggi, il petrolio iracheno ieri e oggi; non solo quella di sviluppare l’industria degli armamenti il cui fatturato lievita continuamente. Ma anche la volontà di imporre il dominio U.S. su tutti i mercati del mondo, senza vincoli, senza accordi internazionali, senza mediazioni politiche, senza legacci e vincoli di qualsiasi natura.
Se la “democrazia” si rivela uno strumento insufficiente – se non bastano i mezzi di comunicazione a persuadere che i profitti delle multinazionali non si toccano e che l’economia dei paesi ricchi non può essere messa in discussione solo perché nel Bangladesh le inondazioni si moltiplicano a causa dell’effetto serra o i palestinesi non si rassegnano a scomparire, la guerra permanente e globale dovrà saper rassicurare e rimettere le cose al giusto posto, bastonando chi non si rassegna e chi si rifiuta di obbedire.
Gli effetti immediati li stiamo già vivendo. In Afganistan bombardamenti e migliaia di vittime, la Palestina saccheggiata e martoriata dall’esercito d’occupazione israeliano, i popoli di tutto il mondo ostaggio delle decisioni unilaterali e arbitrarie della potenza egemone economicamente e militarmente.
L’informazione “blindata”, le leggi speciali liberticide, le regole del diritto internazionale travolte, sono i binari sui quali sta viaggiando a tutta velocità la militarizzazione della società imposta da chi ci ha venduto la favola di un mondo di pace e prosperità.
La strada che il movimento deve percorrere è quindi tutt’altro che facile. I Forum Sociali avranno un senso e un ruolo soltanto se riusciranno davvero a sviluppare contenuti adeguati alla situazione attuale, in grado di fare crescere il movimento, fargli acquistare forza e radicamento. Dovranno investigare il territorio, scoprire le contraddizioni, capire le relazioni tra il locale e il generale, proporre programmi di lavoro. Se invece vestiranno i panni di una rappresentanza formale ed equivoca nei contenuti, diventeranno un guscio vuoto incapace di produrre azione politica.